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Il primo volume che ho letto nel 2019 è “Augusto figlio di Dio” di Luciano Canfora, Edizioni Laterza, 2015, 575 pagine.

Un libro che presenta la figura di Ottaviano, che diventa di fatto imperatore nel  in concomitanza con la restaurazione della repubblica.

Un volume di grande attualità per quattro motivi:

La grande attenzione dell’autore alle fonti storiche. In un tempo nel quale ogni notizia sembra avere il potere di auto confermarsi, Canfora ci mostra che la storia, per essere fondata e non superficiale chiede una continua ricerca. #fonticerte.

La focalizzazione sulle guerre civile romane. Che le si voglia far risalire all’epoca dei Gracchi (Tiberio e Gaio 133 a.c.), a Silla (82 a.c.) o alla comparsa sulla scena politica di Pompeo Magno, si conclusero con la sconfitta di Antonio a Azio (31 a.c.).La caratteristica che contraddistingue questo periodo è la personalizzazione delle contrapposizioni politiche non tanto sulle idee, ma sull’alternarsi sulla scena politica di vari leader molti dei quali non sono avversi a cambiare casacca, quando serva. Niente di nuovo sotto il sole!

La riscrittura che Ottaviano promosse della storia a partire dall’uccisione di Cesare (44 a.c.) atta a giustificare la sua salita a potere come una sorta di predestinato; d’altra parte non era il figlio adottivo dello stesso Cesare. Ne sono esempi la ripulitura del suo ruolo, una volta avviato il secondo triunvirato, nella stesura delle liste di proscrizione o dell’immagine non sicuramente edificante come coraggioso combattente  fino al mascherare i mezzi a dir poco illegali che lo avevano portato a potere (a tutolo di esempio l’aver al proprio soldo un vero e proprio esercito privato) #libertàdistampa. In questo campo Ottaviano si mostra un solerte continuatore dell’opera avviata da Cesare relativamente all’utilizzo della propaganda come mezzo di comunicazione quotidiano. Quello che sembra interessarlo in modo particolare è la riscrizione dei profili e dei ruoli di Antonio, di Cicerone e degli stessi congiurati delle Idi di marzo. Lo strumento principale di questa operazione sembrano essere stati i “Commentari” da lui messi in circolazione fin dal 25 a.c  ai quali storici e poeti erano tenuti ad attenersi nel loro lavoro.

La presenza sulla scena di quelli che con il linguaggio moderno definiremmo “intellettuali organici” pronti ad assecondare, almeno finché Ottaviano (divenuto Augusto) fu in vita, l’immagine che l’imperatore voleva fornire di sé.  Ecco allora Mecenate, Ovidio, Tito Livio accorrere alla sua corte, salvo poi, morto l’imperatore pubblicare testi di ben altra natura.

Leggendo questo prezioso volume viene da dire: in questi anni 2000 non sta accadendo nella di nuovo!