dallaterraallalunaDalla terra alla luna di Julius Verne è un libro straordinario non solo per aver immaginato il primo lancio spaziale dell’era moderna o per lo stile ironico della scrittura, ma anche per come si muovono e ragionano i protagonisti del racconto.

Il racconto

La storia è ben nota, ma riassumiamola per i pochi che non ricordano:

I membri del Gun-Club di Baltimora, guidati dal prode Barbicane, tutti valenti costruttori di cannoni si trovano di fatto disoccupati al termine della guerra di secessione americana. Non essendoci speranza in una nuova guerra immaginano di confermare la superiorità della loro arma costruendo un cannone così potente da poter lanciare un proiettile fin sulla luna. Proiettile che alla fine si trasformerà in una sorta di capsula spaziale per tre intrepidi esploratori lunari.

Al di là  dei calcoli dell’osservatorio di Cambridge, di quelli per costruire e caricare di polvere da sparo il cannone (a proposito; qualche amante della matematica potrebbe divertirsi veramente nel controllarne l’esattezza!) il racconto si caratterizza per l’estrema certezza che i protagonisti hanno circa il fatto che la scienza e la tecnica siano in grado di affrontare e risolvere velocemente ed efficacemente ogni problema che una tale impresa pone davanti.

Non v’è limite all’overconfidance dell’uomo circa le sua capacità e nessun prezzo è troppo alto.

Non solo la possibilità che i tre viaggiatori non tornino sulla terra, ma anche la morte degli operai nella costruzione delle infrastrutture necessarie al viaggio sono “deplorevoli sventure impossibili da evitarsi”. L’attenzione non va posta, infatti, alla singola persona, ma all’umanità in generale.

Una lettura odierna

Certamente è interessante il fatto che Barbicane e colleghi, grandi costruttori di cannoni, non potendo più sperare in una guerra imminente abbiano pensato di riciclare l’industria bellica in una missione spaziale, scelta certamente più condivisibile rispetto a quella che vediamo realizzare oggi dove la conversione degli armamenti è verso le cosiddette missioni di pace. Rimane il fatto che i soci del Gun-Club non riescono a uscire dai loro schemi mentali: cannoni abbiamo sempre costruito e cannoni continueremo a fabbricare!

Quest’ uomo capace di realizzare ogni cosa ricorda un tema di stretta attualità con il diffondersi di quelle che oggi classifichiamo come transumanesimo, ovvero l’idea che l’uomo diventi creatore di se stesso.  Se il binomio desiderio e possibilità tecnologica non ha limiti, perché non pensare di autocostruirsi?

La sintesi di questo pensiero la possiamo ritrovare nelle ultime parole del volume. Quanto i tre protagonisti si trovano non già sulla luna come nel film “viaggio verso la luna” del 1902 di Georges Mélès, ma ridotti con il loro proiettile spaziale a esserne un satellite. Non c’è disperazione negli amici rimasti a terra perché “fra tutti e tre si portan via negli spazi tutti i mezzi dell’arte, della scienza e dell’industria. Con quest’ultima si fa ciò che si vuole, vedrete che se la caveranno per bene!”.