IldolcedomaniIl romanzo Il dolce domani di Russell Banks (1991), edito in Italia da Einaudi (1998) può essere definito un libro polifonico, in cui i personaggi principali si raccontano seguendo il proprio flusso di pensiero, attorno ad una tragedia che ha colpito la popolazione di Sam Dent, una piccola cittadina tra le montagne dello Stato di New York canadesi, sconvolta dall’incidente dello scuolabus che causa una strage di bambini. Sono vent’anni che Dolores, l’autista dell’autobus, passa a prendere i ragazzi del paese con il bus per accompagnarli a scuola. Un giorno, inizialmente uguale agli altri e scandito dalla consueta routine, lo scuolabus precipita in una scarpata a causa del gelo e della neve e muoiono quattordici ragazzi.

Nel racconto, che ha le voci di Dolores Driscoll (che era alla guida dell’autobus), di Billy Ansel (il padre di due vittime dell’incidente), di Michell Stephens (l’avvocato cercherà di convincere i genitori a intentare causa per danni) e di Nichole Burnell (la ragazzina che con la sua testimonianza risolverà la tensione creatasi nella piccola comunità e che giungerà come una redenzione per tutti). All’interno si susseguono le testimonianze di alcuni abitanti della cittadina che devono ogni giorno affrontare il vuoto lasciato dai figli morti.

Ogni personaggio che racconta i propri vissuti descrive diverse sensazioni e diverse strategie per affrontare tale situazione di emergenza: c’è chi cerca di rimuovere l’accaduto per tornare alla normalità precedente; c’è chi cambia città per non avere più vivi e presenti i ricordi delle persone perse; c’è chi preso dalla disperazione di non voler accettare ha realtà si nasconde con l’uso di sostanze e chi cerca rifugio nella fede per trovare una ragione a quanto accaduto.

L’autore, lasciando parlare in prima persona i protagonisti della tragedia, permette al lettore di identificarsi con loro e quindi di comprendere meglio le emozioni da loro provate. Come, Wendell Walker, coinvolto dalla tragedia scrive: « … l’opaco sguardo vitreo di un uomo che ha appreso da poco della morte di suo figlio. E’ il viso di una persona che è passata al di là della vita e non pensa più nemmeno a guardare dalla nostra ……. Al momento della morte del figlio, l’uomo lo segue nell’oscurità, come se facesse un ultimo tentativo di salvarlo» (pag. 97).

Da queste righe si può capire come i familiari, anche loro vittime dirette dell’incidente, si sentano ‘’morti dentro’’ e provino un senso di colpa per non essere stati presenti e vicini ai loro figli anche in questo triste momento.

L’irruzione di un evento tragico ed imponderabile, tanto più in assenza di responsabilità evidenti ascrivibili a qualcuno, mette la comunità a nudo di fronte alla constatazione di aver smarrito il senso del suo essere popolo. Una comunità che si ritrova come sospesa sul vuoto: la quotidianità precedente, caratterizzata da tranquillità, lascia il posto ad una collettiva disperazione per il fatto accaduto che rompe qualsiasi ritmo precedente.

La cittadina viene presentata come svuotata della sua anima; ora i suoi abitanti, e soprattutto i genitori del bambini morti, sono isolati nel loro triste destino e non riescono più a trovare quella serenità che prima la cittadina assicurava loro. Come dice Billy Ansel: «Le persone che hanno perduto i loro figli … si contorcono, assumendo le forme più strane per negare ciò che è accaduto. Non solo per via del dolore di perdere una persona che amavano (perdiamo genitori, compagni, amici, e per quanto possa essere doloroso, non è la stessa cosa), ma perché quello che è accaduto è così perversamente innaturale, così contrario al necessario ordine delle cose che non possiamo accettarlo. E’ quasi impossibile credere  o comprendere che i figli debbano morire prima dei genitori. … E’ l’opposizione estrema. Un paese che perde i suoi bambini perde il suo senso»(pag. 72).

Solo la testimonianza che Nichole farà, durante l’udienza preliminare, permetterà alla situazione di evolversi e agli abitanti di Sam Dent di ricominciare a vivere.

Nichole che pure destinata ad un’esistenza in sedia a rotelle, a causa dell’esito dell’incidente, non riusciva a superare il senso di colpa per essere sopravvissuta, tanto da dire: «chiunque mi avesse visto avrebbe subito pensato ai bambini che non c’erano più, ai bambini che non erano stati fortunati come me e magari mi avrebbero perfino odiata per quello».

La complessità della situazione personale è ben rappresentata anche dall’atteggiamento dell’avvocato Stephens che interrogato sul senso del suo lavorò dirà: «… il mio compito è di rappresentare solo la loro rabbia, non il loro dolore» (pag. 109). Che è poi quello che il ricorso alla giustizia attiva in queste circostanze: dare sfogo alla rabbia, ma anche rischiare di imbrigliare il manifestarsi del dolore. Un dolore che poi non si scioglie nel tempo, ma viene rinfocolato ogni qual volta, anche a causa dell’estrema lunghezza dei processi, viene riattivato nelle aule dei tribunali. Assistendo a queste scene si ha volte l’impressione che il modo in cui si muove la giustizia non permetta mai a queste persone di morire veramente e ai loro famigliari di elaborare fino in fondo il loro lutto.

In fondo è proprio da questo che Nichole ha salvato gli abitanti di Sam Dent: «Quella ragazza ha salvato questo paese da cento cause un tribunale» (pag. 219). Non importa se per farlo Nichole ha mentito, se la verità la conoscono solo lei, Dolores (che rimarrà l’unica responsabile dell’accaduto) e Billy Ansel, l’importante è che il paese possa vivere “un dolce domani”.