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La mia storia nasce il 7 marzo del 1951 a Vicenza. Così mi dicono, perché io di quella data, delle precedenti esperienze intrauterine e di quello che è avvenuto nei mesi successivi, in apparenza, non ricordo nulla.

Vicenza è città che non ho mai abbandonato perché è bello viverci. Anche se trovo che i miei concittadini siano un tantino sonnolenti e al contempo così autoreferenti che si sentono al centro del “loro mondo”. Forse un non risolto problema di invidia tra le potenti e colte città di Venezia, Padova e Verona. Comunque nel silenzio si vive bene!

A scuola come tutti

Un po’ di asilo nido dalle Dame Inglesi (credo sia li che ho imparato a sopravvivere all’emergenza), le scuole elementari Marconi (venti minuti di strada a piedi, ma allora si poteva fare). Le media nella prestigiosa “via Riale”, ma relegato nella sezione “m” (il che la dice lunga sul classismo di quei tempi).

Poi la scelta delle superiori. Non facile direi: da una parte la mia passione (non me ne sono mai spiegata la ragione) per la chimica e dall’altra mio padre che mi voleva ragioniere. In ogni caso una scuola che doveva dare un titolo di studio spendibile sul lavoro perché di università non si parlava, per stretti motivi economici.Istituto Rossi

Ed ecco la soluzione: l’Istituto Tecnico Industriale A. Rossi con la prospettiva di diventare perito metallurgico (l’unico che prevedesse una significativa presenza della chimica nel percorso scolastico).

Non si vive solo tra i banchi

Per fortuna che c’era una fiorente attività politica, giornalistica (redazione del giornale studentesto della città “L’arca di Noè”) e associativa nel Movimento Studenti di Azione Cattolica (grazie don Lino Genero). Senza di ciò sarei intellettualmente morto, perché delle materie previste dal piano di studi non me ne interessava nessuna. Sono anni nei quali conosco e frequento (con alcuni sono rimasto amico per anni) persone importanti per la mia formazione: Bruno Maggioni, Sergio Chiesa, Carlo Molari.

Cinque anni di estraniazione da un mondo che non capivo e che sentivo giorno dopo giorno come estraneo. Ma alla fine … il diploma e la scelta di studiare psicologia. Fortuna ha voluto che nel 1969 fosse emanato un provvedimento che prevedeva il libero accesso all’Università, indipendentemente dalla scuola superiore frequentata, altrimenti sarei stato un infelice perito industriale.

Studente lavoratore

Si, ma per studiare psicologia occorreva iscriversi all’Università e con la mia famiglia ho stipulato un patto: loro mi avrebbero dato vitto e alloggio ed io mi sarei procurato il resto lavorando; una prospettiva da studente lavoratore.

Nella fase di ricerca di un’entrata per mantenermi agli studi accade un evento fortunato: Giuseppe Martelletto mi offre un lavoro come collaboratore (nel 1971 nasce la mia attività di libero professionista) presso il Centro di Orientamento Scolastico e Professionale di Vicenza: così posso lavorare in un settore psicologico, mentre studio la stessa materia.

Certamente non ho frequentato molto le lezioni in quegli anni, ma molti dei seminari che si tenevano nel tardo pomeriggio o alla sera, magari a casa di qualche docente: a discutere e a confrontarci con una disciplina nuova per tutti.

Di questa ricerca continua ne ha tratto beneficio anche il lavoro che vedeva affiancarsi all’attività testistica una significativa esperienza di formazione con gli insegnanti attraverso un’attività gruppale, con un continuo riferimento alla scuola di Palo Alto.